Le tipologie di Musical: dal book show al concept musical un viaggio alla scoperta del teatro musicale.
Le tipologie di musical sono ricostruite prendendo spunto dalla classificazione data nel libro di S. Venturino Musical. Istruzioni per l’uso e servono puramente a titolo orientativo, non certo esaustivo dell’argomento, impossibile vista la complessità, né sono legate a catalogazioni rigide e accademiche. L’intento è quello di riflettere sulle differenti linee guida o sviluppi che un genere tanto vasto può racchiudere.
Book Show
L’impostazione che ha segnato il passaggio al musical moderno è senza dubbio il book show. È il testo che viene preso come spunto per la realizzazione e può essere un romanzo, oppure un racconto o un testo teatrale o un soggetto originale scritto appositamente per l’occasione. Lo show è costruito tutto in funzione della trama, anche se esigenze sceniche richiedono tagli, aggiustamenti e spesso il riadattamento dei dialoghi per l’inserimento dei brani cantati e delle coreografie allo scopo di sottolineare punti salienti della narrazione. Esempi di book show, ma fanno parte anche di altre categorie, sono Oklahoma!, My Fair Lady, Jesus Christ Superstar, Les Misérables.
Concept musical
Altra tipologia è il concept musical, relativamente recente. È una forma di musical che si articola non tanto intorno ad una trama ma ad un concetto, concentrando l’attenzione del pubblico non sulla storia, semplice pretesto funzionale alla narrazione, ma su un argomento di fondo che coinvolge i protagonisti e li fa dibattere. Alla fine dello spettacolo l’azione è risultata quasi nulla, il dibattito notevole. Fanno parte di questa categoria i musical più acclamati come Company, satira di Sondheim sul matrimonio, e per alcuni aspetti Cats o ancora A Chorus Line.
Musical-rassegna o Revue
Quando lo scopo invece è quello di celebrare un’epoca, rievocare situazioni o omaggiare un personaggio dello spettacolo allora parliamo di Musical-rassegna o Revue; non vi è una partitura originale ma un’antologia di brani in cui si rivivono avvenimenti della carriera dell’artista o del periodo. Alcuni tipici musical sono Sophisticated Ladies dedicato alle canzoni di Duke Ellington, Side By Side By Sondheim dedicato appunto a Sondheim, Rodgers And Hart per celebrare la mitica coppia di autori. La stessa tipologia di musical viene definita da Alessandra Chiodi nel libro il Musical in Italia come backstage musical, musical tra o dietro le quinte, che «ha una struttura abbastanza fissa in cui si contempla la messa in scena di uno spettacolo, la carriera di un interprete teatrale o musicale, la storia di uno o più autori […] esempio sublime di questo filone è The Band Wagon, da cui fu tratto un film celeberrimo che in Italia si chiamò Spettacolo di Varietà.» A. Chiodi, Musical in Italia, p. 15
Dance Musical
Altri spettacoli vengono invece definiti Dance Musical, sono quelli basati fortemente sugli aspetti coreografici in cui l’espressione corporea è basilare per la riuscita dello show. Rappresenta al meglio questa categoria il già citato Cats, con le coreografie spettacolari di Gillian Lynne, che vanno a riprodurre in modo realistico le tipiche movenze e le caratteristiche dei felini protagonisti della storia, ma possiamo citare anche 42nd Street (1980) adattamento del omonimo film musicale con musiche di Warren & Dubin, di cui la trama è un semplice pretesto per una grande parata di numeri danzati eccezionali, dove non manca il famoso tip tap.
Ensamble Musical
Per Ensamble Musical si intende invece uno spettacolo dove tutta la compagnia può essere ritenuta protagonista. Sono musical dall’argomento riflessivo e intimo, con un cast poco numeroso che si alterna nella conduzione della storia divenendo ogni volta il personaggio su cui ruota lo svolgimento. Alcuni esempio sono Godspell (1971) di S. Schwartz, rilettura umoristica delle parabole del Vangelo con canti e balli che esaltano l’amore per il Signore, la fede e la devozione, e il più recente Aspect Of Love (1989) di Webber, love story in musical più difficile e forse meno amato dal pubblico webberiano, a causa di temi scottanti, di una struttura dai troppi recitativi cantati spesso ripetitivi e monotoni, e di una score ricercata, sofisticata e poco commerciale. Vogliamo però ricordare la bellissima Love Changing Everything portata al successo da Michael Ball.
Godspell aprì la strada a tutta una serie di musical con argomenti biblici, primo fra tutti il capolavoro di Webber & Rice Jesus Christ Superstar e rinverdì la tradizione dell’off Broadway di produrre show a basso costo ma dai grandi incassi.
Musical-Operetta
La categoria Musical-Operetta viene invece utilizzata per indicare musical non recenti, appartenenti al filone operettistico, per tematiche, o per impostazioni della partitura o della voce dei cantanti. La tecnica dei cantanti, come vedremo, ha di gran lunga contribuito all’apertura di nuovi filoni di teatro musicale. L’impostazione liricheggiante usata dagli interpreti in questi primi musical era ancora strettamente legata all’opera e alla necessità di “proiettare” la voce in teatri non ancora dotati di impianti di amplificazione professionali; il cantante doveva far comprendere il significato delle parole fino all’ultima fila della galleria, esattamente come nell’opera lirica.
Con l’introduzione di microfoni, oggi addirittura prodotti in forma ridottissima fissati tra i capelli e nascosti dal trucco, questo problema non sussiste più. Lo sforzo richiesto è certamente minore e il cantante può utilizzare la voce in modo più naturale e comunicativo, dando spazio alle sfumature timbriche e all’interpretazione del testo senza troppo preoccuparsi del volume.
Questa nuova linea stilistica gratifica anche gli autori di musical che possono regalare ai nuovi show dei testi più incisivi per diffondere un messaggio sociale più profondo durante lo spettacolo. Questo è stato sicuramente uno dei passaggi fondamentali per la strutturazione di un musical moderno.
Tra i più famosi Musical-Operetta possiamo citare My Fair Lady (1956) di Loewe & Lerner, tratto dalla commedia Pigmalione di G. Bernard Shaw, musical dallo humour sottile e dal romanticismo acceso e ottimistico, fattore importante per gli anni ’50 a Broadway.
Operatic Musical
Intorno agli anni ’70 i musicisti europei introdussero una nuova tipologia di musical, con una partitura continua, in cui non esisteva più la distinzione tra le parti cantate e quelle recitate; la musica accompagnava lo score della storia dall’inizio alla fine scivolando da una scena all’altra senza dialoghi ma al massimo con pochi recitativi, proprio riprendendo l’opera lirica e rendendola moderna. Questa tipologia è definita Operatic Musical, che non deve trarre in inganno, con operistico ci si riferisce alla struttura non al genere né alla vocalità.
Se in alcuni casi, come per il famoso The Phantom Of The Opera riecheggia lo stile lirico, soprattutto per i cantanti che devono sostenere un partitura veramente complessa e con difficoltà fuori dal comune, per contro molti esempi di Operatic Musical toccano gli stili musicali più disparati: Jesus Christ Superstar, Evita, Les Misérables, Miss Saigon e Rent.
Musical Comedy
All’inizio il musical era essenzialmente Musical Comedy, cioè uno spettacolo di intrattenimento con argomenti leggeri e divertenti, in cui le scene recitate venivano alternate a canzoni e balletti. Poi, perdendo la definizione di commedia, il genere si è aperto a qualsiasi altra forma di tematica che si ritenesse importante trattare. Ma questa particolare forma non si è estinta. Attualmente per Musical Comedy intendiamo uno spettacolo dal soggetto divertente, con canzoni e coreografie che possono anche non essere funzionali alla progressione dell’azione, se rimosse la storia proseguirebbe benissimo, ma che vanno ad arricchire e a commentare la struttura. Lo schema è quello della commedia musicale italiana.
Cabaret Theatre
Il Cabaret Theatre è invece una variazione sul tema, tipico di show nati in sale piccole in cui il rapporto col pubblico è ravvicinato e intimo per questione di spazi, tanto che spesso quest’ultimo è sollecitato ad intervenire e ad interagire con gli interpreti. Fanno parte di questa categoria The Rocky Horror Show, (1973) di R. O’Brien, il musical rock parodia per eccellenza di cui parleremo oltre, poiché in esso vi si riscontrano addirittura riferimenti alla tradizionale arte della pantomima inglese (Antico genere di teatro britannico, spesso rappresentato in strada, direttamente ispirato alla Commedia dell’Arte italiana).
Tipologie di Musical non definibili
Esistono poi dei particolari tipi di musical che difficilmente rientrano in una delle categorie sopra esposte o paradossalmente rientrano in parte in ognuna di loro, e vengono scritti appositamente per un determinato interprete. Si adattano come un vestito ai talenti specifici in possesso da tale artista, esaltano al massimo le doti e minimizzano i difetti auto-celebrando al massimo il personaggio. Spesso la riproducibilità di questi spettacoli è legata al reperimento di altri interpreti con doti simili a quelle del protagonista originale, ma con il rischio che i nuovi artisti sfigurino di fronte ai precedenti. Questo è un caso che si è verificato ad esempio per quanto riguarda il musical The Phantom Of The Opera, dove non fu facile sostituire la protagonista Christine, portata in scena dalla eccezionale soprano Sarah Brightman. Non è stato facile prima di tutto perché non sono molte le cantanti nel circuito musical dotate di una tale estensione da soprano lirico e, secondariamente, perché le cantanti liriche non hanno mai legato molto volentieri il proprio nome ad allestimenti che vanno oltre l’ambito operistico.
Musical di Manuel Frattini e Compagnia della Rancia
Altro esempio è il musical Pinocchio (2003), il primo musical kolossal originale italiano prodotto dalla Compagnia della Rancia con musiche dei Pooh, che approfondiremo oltre, dove si vedeva il bravissimo Emmanuele Manuel Frattini, (purtroppo prematuramente scomparso ad ottobre 2019) impersonare il simpatico burattino di legno. Lo stesso artista ha impersonato “il ragazzo che non voleva crescere” in Peter Pan (2006), in cui lo si vede condurre il pubblico nel mondo da sogno, l’isola che non c’è, a ritmi di ballo acrobatico e voli leggeri sul palco, e successivamente nelle sale con Robin Hood (2008), poi Aladin (2010) e molti altri.
Sono tutti ruoli che sembravano essere appositamente costruiti per Manuel Frattini per la sua fisicità e il suo modo di fare musical, ed è difficile immaginare qualcuno che potesse impersonarli con lo stesso spirito giocoso, la stessa giovinezza adulta nel movimento e nel tono, la stessa bravura e completezza, senza ricadere in un ovvio confronto con la star italiana che ha brillato per anni sul palcoscenico ed è ancora oggi nei cuori di moltissimi ammiratori e amanti di questo genere di spettacolo.
Musical Notre Dame de Paris
Molto difficile sicuramente è stato anche sostituire il cast principale dell’opera rock Notre Dame de Paris (prima italiana 2002), dove Quasimodo, portato in scena dall’incredibile Giò di Tonno, ed Esmeralda, la bella Lola Ponce, sono personaggi ancora oggi tutt’uno con i loro interpreti. Anche per l’interprete è difficile levarsi i vestiti di scena: quando egli deve molto, in termini di fama, al suo personaggio, quando il pubblico lo ama e lo esalta per le emozioni provate in un determinato spettacolo, ricoprire nuovi panni non è affatto scontato e facile, soprattutto se le repliche sono state numerose. Così molte volte succede che il musical venga riproposto, talvolta a distanza di tempo, con il cast originale, per riportare in auge il successo e le emozioni dello spettacolo degli esordi.
[gutenberg_form id=2388]Notre Dame de Paris è un musical di successo tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo, musiche di Riccardo Cocciante e testi in francese di Luc Plamondo, mentre il libretto in italiano è affidato a Pasquale Panella. Una curiosità fra tutte dopo il successo ottenuto con il Musical Notre Dame de Paris i due interpreti Giò di Tonno e Lola Ponce hanno insieme vinto la 58a Edizione de Festival di Sanremo.