Musical e danza: coreografia, movimento, scenografia e costumi
Nei primi spettacoli musicali e nei primi musical, la danza aveva due ragioni di esistere: la prima per aggiungere divertimento allo show, la seconda per giustificare la presenza di ballerine, spesso poco vestite, per gradire il pubblico maschile dell’epoca come nel caso delle Ziegfeld Follies.
In seguito la danza affinò metodi e tecniche diventando di merito una delle principali arti comunicative teatrali, insieme al testo e alla musica.
«Nel musical la funzione delle coreografie è assolutamente teatrale, ed è intrecciata a doppio filo con la partitura. Le coreografie esprimono visivamente quello che la musica e le parole evocano emotivamente ed aiutano a stabilire un’atmosfera, moltiplicando la sollecitazione sui sensi dello spettatore. In alcuni casi una sequenza danzata può addirittura sostituirsi al dialogo ed utilizzare il linguaggio del corpo e del movimento, linguaggio universale per eccellenza, per esplicitare il tema della scena e far progredire l’azione, o prolungare nel tempo un momento particolarmente intenso che è importante comunicare con efficacia.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 186
Coreografia e movimento nel Musical
È il librettista a stabilire quali punti dello spettacolo vadano potenziati con una scena danzata, cioè con una coreografia, e quali punti invece vadano sottolineati con un movimento di scena. Sono due tipologie di movimento che presuppongono competenze, sforzo e impegno fisico diverso da parte degli interpreti. Inoltre molti musical moderni non hanno vere e proprie parti danzate, ma piuttosto dei “quadri” in cui tutto o gran parte del cast è in movimento, come ad esempio in Miss Saigon (1989), dove cinquanta e più elementi si spostano sul palco in modo realistico e naturale riproducendo la caduta di Saigon durante la guerra del Vietnam, ma ogni loro spostamento è calcolato con precisione per generare la stessa atmosfera sera dopo sera.
Anche la gestualità dei singoli attori, anche non ballerini, è studiata nei minimi dettagli, non c’è spazio per la casualità nel musical, perché ogni movimento comunica qualcosa del personaggio. Fondamentale è evitare l’effetto caos sul palco.
«Il vocabolario delle coreografie è fatto di gesti, posture, movimenti; la sintassi, dalle loro potenziali combinazioni; sequenze di gesti e passi articolati tra loro in movimento, secondo le dinamiche dettate dalla musica, creano la struttura delle coreografie. Dovendo anch’esse rispondere ad una funzione drammatica e spesso descrittiva, di norma seguono lo schema di base già osservato per le liriche: un inizio di enunciazione del tema, un successivo sviluppo o una variazione sul tema, una conclusione, che può apportare novità oppure ribadire il tema iniziale. Una comunicazione in piena regola.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 187
Il coreografo ha una funzione determinante: può ricreare con diversi stili di danza un’ambientazione relativa ad un periodo storico, oppure optare per un’interpretazione più moderna, o ancora disegnare movimenti che materializzino stati d’animo alle volte con posture spontanee, altre volte disarmoniche ed asimmetriche per rendere contenuti duri e realistici, contrasti, tensioni. (Un buon esempio è come viene resa in danza la lotta con esito negativo tra le due bande nemiche in West Side Story)
Qualche volta, anche nel musical moderno, la danza riprende il suo antico ruolo di intrattenimento, assolvendo a funzioni spettacolari con numeri appositi per far esplodere l’entusiasmo del pubblico, in un picco scenico legato alla musica e al canto capace di strappare l’applauso e il consenso dell’intera sala. Costruire picchi espressivi di questo tipo è una vera e propria arte fisica ed ottica che coinvolge, emoziona e regala un’energia travolgente. Il musical ha senza sosta saputo come utilizzare questa componente.
«Il ballo può essere classico, quasi sempre contenuto nelle coreografie, specie nei primi decenni quando mancava una doppia specializzazione appunto in classico e modern dance […]; moderno, che può essere vagamente etnico vedi certi usi e abusi di rumba, che diventeranno ossessivi negli anni Quaranta e in certi adattamenti cinematografici che Hollywood produrrà ispirandosi al musical di Broadway; o semplicemente vago, vedi certe abbastanza recenti pseudo-coreografie dell’edizione americana di Grease, peraltro successo immenso.» A. CHIODI, Musical in Italia, p. 11
Scenografia e costumi nel Musical
Ma tutto questo non sarebbe possibile senza un altro aspetto più visivo di cui si occupa il regista con i suoi collaboratori, tra i quali lo scenografo, il costumista e il tecnico luci: la scenografia.
Scenografie, luci e costumi iniziano quindi a lavorare sulla prima griglia del book, in accordo con le idee comunicate dal regista e dagli autori, in base all’impostazione, al tono e allo stile dello spettacolo, e soprattutto considerando il numero dei cambi di scena e delle parti danzate e musicali che richiedono ampi margini di spazio sul palco. La fase che segue va a definire tutti i particolari, integrando le esigenze di ogni settore: quello letterario, quello musicale, quello coreografico e scenografico, quello di design generale che dovranno essere equilibrati e calibrati per risultare un prodotto unico e unidirezionale. Il lavoro di questa parte di staff, scenografi e costumisti, non si può ritenere conclusa fino alla prima ufficiale dello spettacolo, poiché è un lavoro di riprogettazione continua fino all’assetto definitivo.
Il mezzo espressivo di questa parte del lavoro è sicuramente affascinante: il colore. È la prima caratteristica scenografica percepita dal pubblico e influenza di molto l’allestimento. La cromoterapia insegna come il colore possa agire sugli stati d’animo e come gli abbinamenti non siano mai causali, a maggior ragione nel mondo virtuale e teatrale. Quindi, attraverso il colore, si suggeriscono movimenti, si altera la percezione delle forme, si suggeriscono sentimenti e sogni. Il designer delle luci deve conoscere il misterioso linguaggio dei colori e giocare sia con il posizionamento delle fonti di illuminazione sia con gli effetti speciali, entrati di diritto nel teatro musicale moderno.
Mentre per quanto riguarda i costumi questi vanno adattati agli interpreti e ai ruoli che impersonano, agevolando il movimento dell’attore che deve sentirsi libero di ballare e di muoversi facilmente, le scenografie possono invece spaziare nella più grande opera di fantasia, giocando con le linee, le forme, gli spazi pieni e vuoti, il colore o l’assenza, secondo principi armonici o disarmonici, ritmi compositivi, proporzioni o asimmetrie il tutto veicolando un linguaggio uniforme per lo show. Spesso è il budget a disposizione a dettare la magnificenza o la semplicità di un allestimento, quindi si può spaziare dalla scenografia pressoché immutata e fissa di Rent, fino ai grandiosi allestimenti multiscena con macchine ed effetti speciali dei già citati The Phantom Of The Opera o Miss Saigon con le soluzioni sceniche più ardite.
«Alcune impostazioni registiche optano per il set tradizionale, con sfondo e ali laterali, altri preferiscono impianti scenografici più realistici, che entrino letteralmente sul palcoscenico a definire e suddividere lo spazio, altri ancora scelgono un set unico, composto da parti fisse e parti mobili, in grado di mutare aspetto e mostrare combinazione differenti a seconda delle necessità; oppure set fissi, in cui sulla scena siano contemporaneamente visibili più ambienti, per arrivare poi alla semplificazione massima, di un set di sole luci e colori.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 190
Non vi è una soluzione migliore di un’altra, l’importante è che il linguaggio scelto sia integrato con tutto il resto dell’allestimento e che tutti i messaggi degli altri canali comunicativi concordino verso una missione di intenti comuni.
Generalmente questo lavoro di impianto scenico e costumi rimane immutato per tutte le repliche del musical, alle volte anche per lunghi anni, e sarà ripreso immutato per ogni altro allestimento autorizzato; eventuali rivisitazioni vengono eseguite se si tratta di revival, ovvero per musical non più in scena da molti anni, ma questo è un discorso che vale anche per gli altri canali musicali e coreografici, che si devono accostare ad un gusto del pubblico che muta negli anni, senza comunque stravolgere l’impronta iniziale dello spettacolo.