Testi, musica, storia e personaggi: dal book alle idee per allestire uno spettacolo di Musical.

Allestire un musical significa mettere in scena uno spettacolo in cui l’obiettivo è quello di comunicare emotivamente con lo spettatore attraverso più canali e con più stimoli, arrivando a coinvolgerlo totalmente e spesso estraniandolo dalla sua presenza fisica in teatro. Tutti questi linguaggi contemporaneamente possono creare la ricetta per un musical perfetto, ma quando anche solo uno di questi canali non risulta in equilibrio con l’intero allestimento allora lo spettacolo è a rischio.

Il book del Musical e le sue funzioni

Il book è uno di questi canali. In italiano è difficile rendere questo termine: “storia”, “libro”, “trama” sono riduttivi, “libretto” è invece sopravvalutarlo troppo in una fase di lavoro iniziale; nel libretto infatti troviamo già la fisionomia definitiva con anche le scene, musicali e danzate, e i testi completi delle canzoni.

Il grido di battaglia dei pionieri del musical moderno è stato “The book comes first!” e cioè “il book viene prima” perché, come già detto, la tendenza era quella di mantenere distinti i processi di creazione e spesso di fare dei collage.
Il book è lo storyboard del cinema, la griglia di sviluppo dello spettacolo e il modo in cui questo deve evolversi tramite i personaggi, le scene, lo spazio esatto da assegnare ai dialoghi per posizionare poi le scene musicali e le coreografie. Il book sostanzialmente è lo show, e il librettista deve valutare quali situazioni in esso vanno rese, o sottolineate maggiormente, attraverso gli altri canali disponibili.

Nel teatro di prosa abbiamo a disposizione solo il canale verbale come principale veicolo di comunicazione con il pubblico, quindi tutto deve essere enfatizzato tramite gli atteggiamenti e il tono interpretativo degli attori. Nel teatro musicale invece, dove non arriva la parola, possono subentrare il potere evocativo della musica e della danza per esprimere quello che il testo va a suggerire. Ecco che nel book vi sono anche le note di regia, indicazioni che l’autore del testo solitamente annota sul copione per chiarire al regista i presupposti in termini di atmosfera, ambientazione, tono e stato d’animo dei personaggi: in definitiva una serie di informazioni relative al “sottotesto” o come preferiamo chiamarlo “metatesto”.

Durata di uno spettacolo di Musical

Il tempo in uno spettacolo è una questione delicata; in due ore, massimo due ore e mezza, tutte le forme espressive disponibili vanno articolate e questo significa, molto spesso, limitare all’essenziale lo spazio dei dialoghi tra i personaggi e dover concentrarsi sui tratti principali, adattando situazioni e testi, trasponendoli nel linguaggio del teatro musicale, e rispettando alcune regole che portano ad un prodotto di probabile successo: brevità, chiarezza e immediatezza. La trama deve essere lineare e comprensibile, i personaggi immediatamente inscrivibili in una tipologia, i concetti espressi in modo coinciso e chiaro per far cogliere tutte le sfumature possibili nel minor tempo a disposizione.

Struttura della storia

Una volta stabilito il contenuto, si passa poi alla struttura della storia, dove devono essere prontamente riconoscibili le seguenti tappe: esposizione, conflitto, risoluzione. Nella situazione iniziale i personaggi vengono presentati al pubblico insieme ad alcune linee guida della vicenda, qualcosa o qualcuno poi subentra e turba la loro serenità e il loro equilibrio generando tensione, successivamente si creano i presupposti perché il pubblico si schieri dalla parte di uno o di più protagonisti e inconsciamente ponga delle risoluzioni del conflitto.
Da un punto di vista più contenutistico invece una delle caratteristiche che partecipa al book, e che non può mancare, è l’elemento romanzesco se non romantico. Tutti i più grandi musical di successo sono grandi storie, spesso d’amore in tutte le varie accezioni del termine, in grado di suscitare forti emozioni riconoscibili al di là dell’età, della cultura, della razza: emozioni universali e facilmente fruibili dal pubblico. Altro elemento imprescindibile è definito, con un termine inglese, comedy, ricordo del primo teatro musicale atto a divertire l’audience. Ogni musical di successo porta con sé uno o più personaggi divertenti, comici o grotteschi; spesso, come nel musical Les Misérables e ci riferiamo al ruolo dei Thénardier, questi personaggi non esistono, vedi l’opera originale di V. Hugo, ma servono ad alleggerire la vicenda che altrimenti eccederebbe nella tensione che potrebbe annoiare e far perdere l’attenzione del pubblico.

La funzione teatrale del book: personaggi, intreccio, situazioni, dialoghi e tema

Il book ha anche però una funzione “drammatica”, nell’accezione inglese del termine e cioè “teatrale”, e necessariamente deve delineare alla perfezione personaggi, intreccio, situazioni, dialoghi e tema.

Il tema è l’idea principale, cioè il messaggio che caratterizza l’intero spettacolo e che deve trasparire dallo spettacolo.

Per intreccio intendiamo invece l’ordine in cui gli eventi si verificano per arrivare ad un risultato finale, è l’azione che fornisce ritmo allo spettacolo e, nel caso del musical, questo ritmo è sempre ben cadenzato, l’attenzione non deve mai calare e il fluire delle emozioni non va mai interrotto.

Per situazioni si intendono le “singole unità drammatiche” spesso portate avanti grazie a scene musicali e coreografiche che, collegate tra loro, danno vita al book vero e proprio.

I personaggi e i loro dialoghi sono poi quello che molto spesso resta impresso vividamente nel pubblico, le loro relazioni vengono espresse dai testi e dalle liriche delle canzoni o dalle scene interamente cantate. Il loro essere deve risultare facilmente inscrivibile in caratteristiche universali, in cui lo spettatore possa riconoscersi, immedesimarsi, provare amore od odio, e soprattutto sentir emergere la preoccupazione per il destino positivo o meno del personaggio. I ruoli memorabili sono proprio quelli che entrano in una sfera privilegiata dello spettatore, continuano a vivere nel suo ricordo anche per molto tempo dopo lo spettacolo e gli danno la sensazione di aver condiviso la stessa storia e le stesse emozioni. Alcuni di questi sono Tony e Maria in West Side Story con il loro amore struggente, Maddalena in Jesus Christ Superstar, Evita ambiziosa e cinica nell’omonimo musical, Quasimodo e la sua disperazione in Notre Dame de Paris. I personaggi devono sempre essere lineari e semplici, ma non banali e privi di personalità; il loro ruolo non è mai quello di invertire il loro percorso psicologico rivelandosi diversi da quello che parevano, il tempo a disposizione per descrivere tali mutamenti non c’è e non è necessario.

L’intreccio principale nel book è affiancato da un intreccio secondario, relativo alle vicende che coinvolgono i personaggi comprimari che hanno un ruolo fondamentale per i protagonisti: questo al fine di rendere la storia più interessante e creare un’alternanza di scene, che permette di risposarsi o di cambiare costume agli interpreti principali. In un certo senso questo è uno schema non sempre rispettato dai musical più moderni, che però viene ereditato dalla tradizione della “coppia comica” nell’operetta (ci si riferisce alla coppia di comprimari che affiancava la coppia di protagonisti con funzione comica) con lo scopo di divertire e allentare la tensione generata dagli eventi principali.

Il book e la struttura del Musical

Venendo alla macro struttura, ogni book è frutto di una struttura che riflette l’esperienza di secoli di teatro musicale, e si articola in tre momenti fondamentali: l’apertura, la fine I° atto con la successiva ripresa del II° atto dopo l’intervallo, e il finale.

In questi tre momenti si verifica il maggior impatto scenico, tutti i canali comunicativi vengono impiegati insieme per stupire e catalizzare l’attenzione di tutti.

L’apertura

Durante l’apertura, circa trenta minuti, si vuole coinvolgere subito il pubblico e trasportarlo nella realtà parallela della vicenda, lo si vuole concentrato e pronto a captare tutto della narrazione, del tono e dello stile; molto spesso viene spiegato un antefatto e presentati i personaggi principali.

L’intervallo

L’intervallo è un elemento di disturbo nel ritmo dello spettacolo, anche se permette al pubblico di respirare e agli interpreti di riposare. Dovendolo quindi rispettare, la fine del primo atto ha il compito di lasciare al pubblico il desiderio di veder continuare la storia, questo grazie a numeri musicali d’effetto, con l’introduzione di un elemento di forte tensione per l’intreccio, un conflitto, un indizio.

Il secondo atto

Il numero di apertura del secondo atto raccoglie quindi questo stato emotivo sospeso e riprende le fila del discorso. È un atto generalmente più corto e difficilmente introduce chissà quali novità, ma va a sciogliere le tensioni e a generare soluzioni che nel primo erano sospese.

Il finale

Il finale invece ha il compito fondamentale di essere sempre un “gran finale” in stile con l’intero show; è un momento critico dello show, se sbagliato può decretare il fallimento dell’intero allestimento, se azzeccato fa si che il pubblico esca dal teatro canticchiando i motivi dello spettacolo ancora preso dalla commozione e dal divertimento. È il numero di cui sarebbe auspicabile che il pubblico si ricordasse anche nel tempo. Ecco che verso tre quarti dello spettacolo si prepara una rampa di lancio che fa da traino, un numero di forte impatto definito eleven-o’-clock number, che vedremo meglio nel prossimo paragrafo.

Le liriche: dal book al libretto del Musical

Il book per diventare libretto deve comprendere anche i testi delle parti cantate, ad eccezione dei musical moderni a partitura continua dove questo è superfluo, trattandosi di uno show composto interamente dai testi delle parti cantate, articolati in canzoni vere e proprie e recitativi. I testi delle parti cantate sono definiti anche con il termine di “liriche”.

Nei primi musical le canzoni apparivano come brani a sé, slegate dall’azione drammatica, le parole erano tutto sommato in argomento col tema dello spettacolo e il book era solo un pretesto per cucire insieme numeri di vario genere, per esibire l’artista del momento. Con lo sviluppo del book-musicale e la sua progressiva maturazione, le scene cantate presero sempre più piede come fulcro del copione e come modo per far procedere l’azione con nuove e utili informazioni. Per rispondere a questa funzione le liriche si dovettero adattare e iniziarono a rispondere a queste regole di brevità, chiarezza e immediatezza, con una complicazione in più rispetto ai dialoghi: quella di dover adattarsi alla cadenza, alla metrica musicale e alle regole della fonetica e del suono che le parole producono attraverso la voce dell’interprete.

E’ basilare non riempire i versi di consonanti troppo dure, se non per motivi specifici di trama, o evitare di posizionare vocali chiuse su note alte o punti difficili della partitura, rendendole difficili da cantare.

In più le liriche hanno una funzione drammatica, devono amplificare il pathos, generare emozione collettiva ed essere teatrali. La forma del testo anche per le liriche varia in base alle particolari esigenze dell’azione e del personaggio. In poco tempo, come quello di una canzone, devono articolarsi molti concetti densi di significati e esaustivi, per poi procedere.

La poesia interviene solo per quanto riguarda la metrica, per il resto i ritmi di una canzone sono diversi poiché seguono quelli della musica e sono da essa inscindibili, pena il dimezzarne il potere comunicativo.

In linea generale le liriche in un musical seguono un’idea ascendente: iniziano, esplicitano un concetto, nella parte centrale sviluppano un’idea, aggiungono un concetto nuovo per ogni sezione per poi chiudere e proporre soluzioni o decisioni.

Le liriche hanno anche la possibilità di esprimere la personalità dei diversi personaggi, attraverso metafore, modi di esporre i pensieri, vocabolario. Per citare un esempio su tutti, il personaggio di Eliza Doolittle in My Fair Lady perderebbe gran parte del suo carattere e delle sue particolarità se non avesse delle liriche che sottolineano il suo sgrammaticato e foneticamente scorretto dialetto cockney; allo stesso modo il Professor Higgins non sarebbe lo stesso senza il suo linguaggio accademico, saccente e alle volte presuntuoso.

È logico affermare che le liriche non sono intercambiabili fra i personaggi, ognuno è rappresentativo di ciò che canta, e soprattutto non possono essere facilmente decontestualizzate. Per fare un esempio il brano Zingara cantato da Esmeralda in Notre Dame de Paris, perde gran parte del suo fascino e della sua ragione se isolato dal suo personaggio, se a cantarlo ad esempio fosse un’aristocratica del tempo vestita elegante e decorata. Identica situazione per il brano intro eseguito dal poeta Gringoire Il Tempo delle Cattedrali: senza la magnificenza del palco e delle scenografie perde la sua potenza, e le prove di forza e di estensione che vengono supportate anche da questi altri canali comunicativi.

Può capitare quindi che le canzoni che entrano nella hit parade dei brani-manifesto di un musical spesso vedano modificate le liriche, leggermente ritoccate in funzione di un ruolo che non è più solo teatrale ma discografico.

Nel musical moderno, a partitura continua di origine europea, il fulcro della scena si è spostato sempre più sulle canzoni, e quindi di riflesso sulle partiture e sulle liriche, richiedendo comunanza di intenti fra liricista e compositore e una conoscenza reciproca delle tecniche. Come abbiamo visto le coppie professionalmente famose sono state molte: Rodgers & Hart, Rodgers & Hammerstein II, Webber & Rice agli esordi. Essi hanno saputo creare il giusto equilibrio ed enfatizzare ora la musica, ora le liriche ora entrambe.

La Partitura del Musical: il ruolo fondamentale della musica.

Se le liriche e il book si basano su una comunicazione razionale, verbale e linguistica, la musica fonda il suo potere suggestivo sull’irrazionale, sull’emozionale, generando idee e immagini e influenzando atteggiamenti e sensazioni grazie alla capacità di suggerire ciò che è tacito e implicito.
La partitura banalmente si suddivide in tre principali componenti fondamentali, come in tutti i tipi di musica: melodia, armonia e ritmo.

Melodia

Per melodia intendiamo la sequenza di note che l’interprete esegue, cioè la parte musicale che racconta la vicenda e le emozioni, poiché vi si “appoggiano” le liriche. In un certo senso la melodia è la parte discorsiva della musica, ma soprattutto è quella che decreta il successo di un brano per il grande pubblico, dato che è quella ricordata e canticchiata da chiunque anche al di fuori dello spettacolo e del mondo teatrale.

Armonia

L’armonia colora di atmosfere magiche l’ambiente e permette alla melodia di proseguire, è una struttura che conduce il gioco, senza la quale non vi sarebbero le fondamenta per regalare emozioni al pubblico. Grazie all’armonia la melodia si completa, si arricchisce di nuove suggestioni ed entra nell’intimo dell’ascoltatore predisponendolo a vari stati mentali.

Ritmo

Il ritmo invece dona senso logico e prosecuzione alle altre due componenti. Il ritmo è movimento sia musicalmente che fisicamente in chi ascolta; non ci riferiamo solo al ritmo in senso strettamente teorico ma a quello della vita e dei sentimenti. Esso rappresenta perfettamente ogni stato d’animo di chi interpreta, è pulsione, è istinto ma sa anche pacarsi: in definitiva veste espressivamente le relazioni interne ed esterne dei diversi personaggi. Il ritmo sfocia inevitabilmente nella danza, espressione corporea che diventa naturale legata alla musica.

La partitura deve rappresentare tutto questo e svolgere una funzione drammatica, d’emozione, d’atmosfera, evocativa, supportando l’altro elemento fondamentale che è la danza. Altre volte la partitura può legare tra loro scene durante un cambio a sipario aperto, o intrattenere il pubblico per non fargli perdere la concentrazione.

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Il Musical e le sue caratteristiche