Garinei e Giovannini da giornalisti ad autori, registi e produttori di spettacoli musicali di successo in Italia e all’estero.
Nei primi decenni del Novecento, l’Italia, come del resto l’Europa, era in preda agli entusiasmi dell’operetta, genere che dominò incontrastato i gusti delle platee fino alla fine egli anni ’20.
Dal 1930 l’operetta iniziò a cedere il testimone ad un nuovo genere, più moderno e attuale sia da un punto di vista della musica che dei temi trattati: la rivista. Il passaggio non fu traumatico e, inizialmente, vennero prodotti alcuni spettacoli che si richiamavano sia a l’uno che all’altro genere. Il più famoso di questo periodo è Al Cavallino Bianco (1931), operetta-rivista dei fratelli Schwartz. L’operetta non cessò di esistere, le produzioni furono sempre più rare e allestite per una ristretta cerchia di nostalgici affezionati, per poi approdare definitivamente alla radio.
La stagione della rivista accompagnò il pubblico italiano per tutti gli anni ’40 passando con onore attraverso il difficile periodo del secondo conflitto mondiale. Nella sua versione tradizionale la rivista si presentava come uno spettacolo sfarzoso e scenografico, di evasione, composta di più quadri in cui si alternavano numeri musicali a scene recitate riuniti intorno ad un tema prescelto. Alcuni nomi famosi del nostro panorama artistico, come Wanda Osiris, Totò, Renato Rascel, Alberto Sordi e Macario, furono portati al grande pubblico grazie alla rivista. Come la rivista americana, anche quella italiana sviluppò le sue armi affinando, a fianco del filone spettacolare, un’altra vena più intima, predisposta alla satira, più attenta ai contenuti che alla veste scenica: una sorta di rivista da camera.
“Garinei & Giovannini presentano…” le prime commedie musicali in Italia
All’inizio degli anni ’50 due giornalisti, convertiti al teatro musicale e già famosi e acclamati autori di diverse riviste, decisero che era giunto il momento anche per l’Italia di tentare una nuova strada artistica: i due giornalisti rispondevano al nome di Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Seguendo la loro passione misero in scena le prime commedie musicali.
La dicitura “Garinei & Giovannini presentano…” divenne subito un marchio di fabbrica, al pari di Rodger & Hart, e di garanzia di una certa qualità di spettacolo. Inizialmente, per prudenza, la coppia produsse sia riviste sia commedie musicali, che loro chiamavano favole musicali.
Successivamente, grazie al gusto mutato del pubblico e alle nuove situazioni politiche la rivista scomparve gradualmente come genere, lasciando il campo alla nuova commedia musicale. Ma vi fu anche un’altra causa che fece scomparire il teatro di rivista, un motivo forte portò pochi anni dopo alla crisi del musical americano: il costo degli allestimenti. Molti impresari in quel periodo, a causa della guerra dei costi per l’allestimento di spettacoli sempre più strabilianti, finirono sul lastrico, non potendo più sostenere le alte spese richieste da certi allestimenti e inoltre il pubblico era ormai annoiato da questo tipo di produzioni.
La commedia musicale: una novità nel panorama italiano dell’epoca
La commedia musicale invece portò freschezza, novità e volti nuovi. I temi trattati erano vicini alla quotidianità e riuscirono così a riaccendere gli entusiasmi delle platee italiane. Garinei e Giovannini fondarono le basi di questo genere, poi ripreso in un secondo tempo anche da altri autori.
Erano autori, registi e produttori dei loro spettacoli. Durante la loro attività scoprirono diversi talenti fra i quali Sandra Mondaini, Lea Massari, Delia Scala, Walter Chiari, Ave Ninchi, Nino Manfredi solo per citarne alcuni.
La coppia propose un numero di commedie incredibili in pochi anni come per esempio: Tobia, la candida spia (1954), con Rascel, Giove in doppiopetto (1956) con un’esordiente Delia Scala, Carlo non farlo scritto appositamente per Carlo Dapporto, Un mandarino per Teo (1960) con Walter Chiari e Sandra Mondaini.
Nel 1961 Garnei e Giovannini iniziarono a gestire il Teatro Sistina di Roma, destinato a diventare il tempio della commedia musicale italiana. In quella stagione produssero Rinaldo in campo, con Delia Scala, Domenico Modugno affiancati dal duo comino Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Il Musical Rugantino: pietra miliare della commedia musicale italiana
Nel 1962 arrivò Rugantino, una pietra miliare nella loro storia e in quella della commedia musicale. La trama e i personaggi sono stati ispirati dalla necessità di rappresentare l’anima di Roma, e il testo è stato scritto in molte sue parti pensando ai singoli interpreti che lo avrebbero fatto vivere.
Nella prima edizione Rugantino era interpretato da Nino Manfredi e Lea Massari era la bella Rosetta, per amore della quale, Rugantino decideva di morire. Il problema che subito si crearono i due autori è proprio questo: fino ad allora la commedia musicale aveva trattato esclusivamente argomenti leggeri, spensierati, dando per scontato che, qualsiasi fosse la situazione, il lieto fine certo non sarebbe mancato. Il problema era quindi quello di far accettare al pubblico la morte del protagonista. Lo stesso rischio l’aveva già corso il musical americano, passando da musical comedy al musical play ma, mentre nel musical americano questo passaggio aveva aperto la strada al musical moderno evolvendo il genere, nel panorama Rugantino restò una delle poche eccezioni.
«Si racconta che la sera della prima, dopo aver udito il colpo secco della ghigliottina sul finale,il pubblico in sala sia rimasto in silenzio per una manciata di secondi, sgomento ed incredulo, prima di esplodere in un’ovazione commossa e partecipe, una manciata di secondi in cui gli autori devono avere avuto i sudori freddi.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 201
Il successo fu tale che la commedia debuttò a Broadway nel 1964. Fu l’unico musical italiano nella storia di quegli anni ad essere rappresentato al Mark Hellinger Theatre.
Nel 1978 venne prodotta una seconda edizione, con Enrico Montesano nei panni di Rugantino e Alida Chelli in quelli di Rosetta. Successivamente nel 1998 Valerio Mastrandrea e Sabrina Ferilli furono i due nuovi protagonisti.
Il musical “Aggiungi un posto a tavola” e le altre produzioni di successo di Garinei e Giovannini
Dopo il successo internazionale con il musical Rugantino, sempre nel 1964, Garinei & Giovannini non si fermarono e misero in scena una altro grande capolavoro: Il giorno della tartaruga. Nel 1966 poi decisero di conquistare il pubblico con la celebrazione del mito indimenticabile Rodolfo Valentino con la commedia dal titolo Ciao Rudy, per cui riunirono un cast d’eccezione fra i quali Raffaella Carrà e Marcello Mastroianni nel ruolo di Valentino. Lo spettacolo purtroppo non ebbe la fortuna sperata e Mastroianni non venne confermato nella stagione seguente.
Dopo Viola, violino e viola d’amore nel 1967 con Enrico Maria Salerno e le gemelle Kessler, Angeli in bandiera nel 1968 con Gino Bramieri e Milva, nel 1970 fu la volta di Alleluia brava gente, divertente satira sulle previsioni apocalittiche di fine millennio con il debutto di Gigi Proietti.
Nel 1974 Garinei e Giovannini produssero il loro capolavoro più conosciuto dal grande pubblico: Aggiungi un posto a tavola. Liberamente tratta da After Me The Deluge di David Forrest, la commedia prevedeva un cast d’eccezione capitanato da Johnny Dorelli.
La trama del musical “Aggiungi un posto a tavola“
La trama racconta la storia di Don Silvestro, un giovane parroco di un paesino di campagna che una sera riceve una strana telefonata da Dio. Il Padre Eterno lo avverte di un nuovo e imminente diluvio universale e lo incita a costruire una nuova arca di Noè per salvare gli abitanti del suo paese e alcune coppie di animali.
Dapprima incredulo, Don Silvestro si rese poi conto che la chiamata non era una scherzo e si adopera per convincere i suoi paesani, soprattutto il sindaco anti clericale, a costruire la gigantesca imbarcazione. Silvestro, oltre alla difficile opera di convincimento, deve vedersela anche con la giovane Clementina di lui innamorata, e con Consolazione, prostituta che arriva e manda in subbuglio gli uomini del paese.
Trovato un uomo per Consolazione e risolti i guai, l’arca è pronta per salpare. Ma un alto prelato persuade gli abitanti a non dare retta a Dio e a Silvestro. Sulla barca rimane solo Clementina e Dio arrabbiato con gli uomini scatena il diluvio universale. Silvestro però, in un atto di amore verso gli abitanti del paese, scende dall’arca e tenta di salvarli. Dio commosso dal suo gesto interrompe la tempesta e fa tornare il sole e l’arcobaleno. Il mondo è salvo, il paese in festa, e si aggiunge un posto a tavola per l’arrivo di Dio sotto le sembianze di una bianca colomba.
Aggiungi un posto a tavola: gli elementi chiave di un musical di successo
Il motivo di un così grande successo è un magico insieme di fattori. Il momento più acclamato di questo spettacolo è senza dubbio opera di Giulio Coltellacci, scenografo che lavorò spesso con Garinei e Giovannini. Egli decise di far costruire l’arca in scena agli attori, accompagnando il tutto con le coreografie di Gino Landi e una musica coinvolgente. Il risultato entusiasmava e strappava applausi a scena aperta.
Altro fattore è la divertente sceneggiatura e la più piacevole e orecchiabile score che il maestro Trovajoli potesse scrivere. Di questa ricordiamo l’allegra Aggiungi un posto a tavola, che da il nome allo show, l’assolo di Clementina Peccato che sia peccato, la ballad sognante di Silvestro Notte da non dormire. La musica ha il vivace sound del pop anni ’70 e si adatta bene alla storia e alla caratterizzazione dei personaggi.
Fu un vero successo che rimase in scena per tre stagioni consecutive, venne tradotto in diverse lingue ed esportato in tutto il mondo ma, il riconoscimento sicuramente più prestigioso, fu la possibilità di proporlo nel prestigioso West End londinese nel 1978. L’edizione inglese prese il titolo Beyond The Rainbow.
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