L’Operetta, il Teatro di Rivista e il Café-concert
Questa nostra panoramica storica mitteleuropea fa quindi comprendere come il musical derivi da un passato complesso e ricco di evoluzioni, non ultima evoluzione quella che lo lega, come molti studiosi affermano, al genere operetta anch’esso molto esportato in America.
Figlia dell’Opera lirica, e sviluppatasi soprattutto in Francia e Austria nella seconda metà dell’Ottocento, l’operetta si differenziò dall’opera per l’alternarsi di brani musicali e cantati (arie, duetti, terzetti, assoli e corali), scene interamente recitate in prosa e danze, mutuando i caratteri dell’opera-comique francese e del singspiel, e trattando gli argomenti con più leggerezza avvicinandosi al vaudeville appena trattato.
L’origine ufficiale è attribuita alla Francia nel 1855. In occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi, un musicista di talento ancora poco conosciuto J.Offenbach (primo autore di operette insieme a Hervé), aprì un teatro vicino agli Champs-Elysèes, che prese il nome di Thèatre des Bouffes-parisiens, nel quale cominciò a rappresentare alcune sue brevi ma divertenti composizioni chiamate musiquettes. Qualche anno più tardi Offenbach esordì nello stesso teatro con l’Orfeo all’Inferno (1858), una composizione di concezione simile ma di struttura più articolata, da lui stesso definita opèrette-bouffe. La storia scorrevole e gaia era supportata da brani e scene d’insieme entusiasmanti, ma fra tutte il pubblico preferiva un numero d’impatto eccezionale: il can-can.
Secondo L’Universale, il termine cancan si riferisce ad una danza francese in tempo binario e d’andamento sfrenato derivante dalla quadriglia; fu in voga dal 1832 agli inizi del 1900 e Offenbach la introdusse nell’opera citata.
Parigi impazzì per il nuovo genere e Offenbach diventò uno dei più prolifici autori di operette dell’epoca, (alla sua morte se ne contano più di cento), influenzando senza dubbio anche altri grandi autori a lui contemporanei, non solo in Europa.
Vienna non fu da meno e fu degnamente rappresentata in questo genere, primo fra tutti, dal maestro F. Von Suppé, anche se i successi maggiori toccarono alle operette di J. Strauss figlio, la cui sigla stilistica fu il ritmo trascinante del valzer di cui ricordiamo Sangue Viennese (1889), e di F. Lehár, con La vedova allegra (1905) che gli diede una notorietà mondiale.
L’operetta viennese ebbe un forte impulso musicale sul mondo anglosassone al punto che «dall’operetta viennese derivò quella inglese (A. Sullivan e S. Jones) e in seguito il musical americano.» AA. VV., L’Universale, n°12, p. 627
I temi dell’operetta erano di tipo romantico, avventuroso e di evasione; il lieto fine era una costante. La presenza di parti recitate e parodiate, di trame semplici e inverosimili e la sfarzosa cornice scenica sono solo alcune delle caratteristiche distintive. Pur sviluppandosi differentemente nelle due città propultrici, a Vienna in modo più spensierato e gaio, a Parigi in modo più satirico e malinconico, le peculiarità dell’operetta risiedono nella vivacità musicale, nell’immediata godibilità e, soprattutto, nell’aspetto coreografico: sono proprio le danze a costituire il nucleo fondamentale dello spettacolo e ad esercitare sugli spettatori un interesse quasi ossessivo.
«D’altra parte il genere dell’operetta non si identifica solo con una forma, ma soprattutto con un gusto ed una dimensione culturale, quella della borghesia francese e austriaca fin de siecle, con la sua predilezione per le storie sentimentali ambientate nella buona società. Il genere dell’operetta ebbe vita breve ma tra i suoi eredi si possono annoverare gli spettacoli di varietà o rivista e il moderno musical» tratto da Operetta su Wikipedia
Lo splendore delle scene e la spettacolarità delle coreografie sono fra gli elementi caratteristici del genere rivista. Sorto in Francia alla fine dell’Ottocento grazie ai fratelli Cogniard, fu esportato con fortuna in America nel primo dopoguerra grazie all’impresario Florenz Ziegfeld, di cui avremo modo di parlare, e in tutta Europa con attori e soubrettes. Il Teatro di Rivista era un misto di prosa, musica, danza e scenette umoristiche ispirate all’attualità spicciola e ai tradizionali cliché erotico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore e dalla presenza di personaggi fissi come la soubrette. Negli anni della seconda guerra mondiale il Teatro di Rivista rappresentò un modo per sognare, per distogliere il pensiero dalla crudeltà della guerra, poiché faceva volare in posti esotici e paradisiaci, grazie alle mastodontiche e sfarzose scenografie, e permetteva di distrarsi dalla quotidianità con le gambe delle ballerine e con le esilaranti battute dei comici. In Europa sia l’operetta che, conseguentemente, il Teatro di Rivista ebbero un grandissimo successo e furono legato a tutto quel filone successivo chiamato commedia musicale.
Spesso si tende a confondere il musical con la commedia musicale (Musical Comedy in inglese e Comédie musicale in francese) e se ne genera addirittura un sinonimo. Ma la commedia musicale altro non è che la sua corrispondente europea: uno spettacolo misto di canto e prosa, con cui condivide l’uso delle tecniche artistiche espressive e comunicative, ma risulta più vicina all’operetta di cui semplifica l’impianto e attualizza i temi.
La vera differenza sta nella mancanza, per quanto riguarda la commedia musicale, di alcuni aspetti fondamentali che solo il territorio americano e la cultura afro-americana potevano sapientemente infondere nel musical. Concordiamo con l’esperto di musical Sergio Camerino che, nel libro C’era una volta Broadway, non cerca una soluzione univoca nella controversa ricerca delle origini del musical e nella problematica distinzione tra musical, operetta e commedia musicale: questo poiché i generi spesso si incrociano e si fondono, ed è perciò vano cercare un confino netto tra uno e l’altro, cosa migliore scoprirne le caratteristiche e gli apporti reciproci.
Preferiamo ad ogni modo mantenere i termini separati, poiché ogni genere ha la sua dignità e il suo percorso, ecco perché abbiamo deciso di non usare commedia musicale, nell’accezione europea, come sinonimo di musical, come invece ritroviamo in diversi autori.
Ci soffermiamo ancora per un attimo su questo genere per comprenderlo maggiormente.
«In Italia il termine [commedia musicale] indica, nella sua accezione più ristretta, un più specifico sottogenere, sviluppatosi in Europa (Italia e Francia in particolare) parallelamente e in modo autonomo dal musical anglosassone, dalla fusione tra la tradizione dell’operetta e dell’opéra-comique con elementi della rivista e del café- concert, caratterizzato da temi leggeri e trame brillanti, accompagnate da melodie semplici e orecchiabili, vicine al gusto popolare». Antonio VIRGILIO Savona e Michele LUCIANO STRANIERO, in AA. VV. (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, Armando Curcio Editore, 1990, alla voce Commedia Musicale, pag. 422
Apriamo una piccola parentesi sul genere café-concert o music-hall, importante per l’evoluzione del musical e vicino a tutti i suoi antenati: al vaudeville, al varietà e, anche se più lontano, al Teatro di Rivista. Il café-concert fu sia un genere di spettacolo nel quale si eseguivano rappresentazioni teatrali e numeri di arte varia (operette, giochi di prestigio, balletti, canzoni), sia il locale che lo ospitava, dove si consumavano bibite e generi alimentari nel corso della serata: una sorta di moderno pianobar. Questo fenomeno nacque a Parigi dove sorsero numerosi locali sul Boulevard du Temple. Non sempre era necessaria la consumazione, molto spesso si pagava un biglietto proprio come a teatro.
Il termine café-concert e music-hall sono sinonimi: il secondo è l’espressione inglese comparsa più tardi e intende il fatto di vendere bevande come cosa secondaria, inserendo nel suo ventaglio di offerte anche la tradizione circense.
I café-concert, fra momenti di censura e di liberalizzazione, dopo il 1896 rappresentarono il luogo ideale per il nascente cinema e quindi anche per il musical cinematografico, di cui avremo modo di parlare. Il primo cinema infatti era muto e necessitava dell’ausilio dell’orchestra o comunque di un accompagnamento vocale e strumentale, quindi queste sale erano l’ambiente più adatto e subirono una lenta mutazione in funzione di nuovi generi di spettacolo.