Come la nascita del Musical è stata influenzata da Grand Opéra, Opéra comique e Vaudeville europei

I libretti nella Grand Opéra si incentravano su soggetti a sfondo storico, con forti contrasti passionali, bruschi cambi di situazione, colpi di scena e trame avvincenti dal forte impatto emotivo che il pubblico francese dell’epoca amava particolarmente. Le scene erano spettacolari e caratterizzate da numerose comparse, cortei, sfilate e balletti. Ai cori veniva inoltre affidato sempre più spesso un ruolo di primaria importanza. L’orchestrazione era costituita normalmente da un organico fortemente ampliato, onde poter accentuare ulteriormente la spettacolarità e la tensione drammatica della pièce. Come già avveniva nell’opera francese e nell’opera tedesca del primo ventennio dell’Ottocento, venivano utilizzati temi musicali e motivi ricorrenti che riaffioravano nel corso della rappresentazione e che si ricollegano a determinati personaggi, stati d’animo o atmosfere.

Nei tratti essenziali del Grand Opéra confluirono le acquisizioni del teatro francese già riscontrabili nella tragédie lyrique, trattata precedentemente, e nell’opéra- comique del primo ventennio del XIX secolo.
L’opéra-comique, da cui prende spunto anche il nostro genere, era un mix di dialoghi recitati e di musica, caratterizzata dai soggetti leggeri e fantasiosi, dal tono popolaresco e dai dialoghi parlati, come nel Singspiel, con la funzione di far progredire l’azione. Spesso si contrapponeva al modello fastoso della Grand Opéra, proponendosi come spettacolo più leggero e di più breve durata. Benché il nome lo faccia credere, non era legata necessariamente all’argomento comico e non va assolutamente confusa con l’opera buffa italiana che, in Francia, era definita opera buffon. L’opéra comique si distinse nel tempo dagli altri generi come una tipologia di opera che includeva dialoghi non cantati, come ad es. la Carmen di G. Bizet (1875), che sappiamo non essere di argomento comico e leggero nel senso corrente del termine. Le sue radici si trovano nel vaudeville dei Teatri di St. Germain e St Laurent.

Il vaudeville risulta essere molto importante per la nostra trattazione: è uno dei generi maggiormente esportati in America dal Vecchio Continente e definito tra i padri fondatori del musical. Nacque in Francia intorno al 1792. L’origine del termine è oscura, alcuni lo fanno derivare da “Vaux de Vire”, nome di una valle della Normandia, celebre per le particolari e tipiche canzoni su temi d’attualità, altri lo considerano solitamente come una storpiatura dell’espressione francese “voix de ville”, ovvero “voce della città”.

«Il vaudeville nel XV indicò una canzone di contenuto satirico e licenzioso, ma anche encomiastico e morale, i cui versi erano spesso liberamente adattati a note melodie preesistenti […] L’ingresso del vaudeville nel teatro fu determinato soprattutto dal privilegio, concesso [ai teatri] Opéra e Comédie di dare spettacoli interamente musicati e interamente in prosa. Gli altri teatri, costretti a dare spettacoli misti ricorsero così ai vaudeville, semplici canzoni che potevano essere cantati anche da attori non molto addentro nella musica. Gradatamente il termine passò ad indicare non più le sole canzoni, ma l’intera rappresentazione, basata su una comicità ricca di equivoci, scambi, battute salaci e allusive.» (AA. VV., L’Universale, n°13, p. 933)

Anche quando, nella seconda metà dell’Ottocento, l’inserimento delle canzoni era quasi scomparso, il termine sopravvisse a indicare una nuova forma di spettacolo comico che prosperò soprattutto a Parigi ma si irradiò in tutto il mondo con sfumature differenti. In America, soprattutto nelle città del Nord, prese piede negli anni 1880-1920 indicando la commedia leggera in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie conosciute, trasformandosi poi nel moderno spettacolo di varietà a cui il musical tanto si ispirò fino all’era dei film sonori e della radio.

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