Andrew LIoyd Webber l’inglese che dagli anni ’70 diventa il “Re di Broadway”

Andrew Lloyd Webber nacque a Londra il 22 marzo del 1948 in una famiglia in cui si respirava musica: il padre William era professore di teoria e composizione al Royal College of Music, mentre la madre Jean insegnava musica ed era cantante e violinista. Non fu difficile per Webber, cresciuto in un ambiente così stimolante, ascoltare e mettersi alla prova nei generi più svariati: dalla musica classica e cameristica di provenienza accademica e tradizionale, ai più scatenati ritmi del rock, ai musical in scena nel West End.

A soli nove anni venne pubblicata la sua prima composizione su una rivista per insegnanti di musica, il che intende una precocità e un talento davvero innati. Negli anni seguenti cominciò a scrivere le musiche per gli spettacoli scolastici, raccogliendo l’apprezzamento del pubblico e anche della critica che notò il suo materiale offrendogli dei contratti sporadici per alcuni dei suoi brani. Nel 1965 un editore lo mette in contatto con un liricista, Tim Rice.

Andrew LIoyd Webber e Tim Rice: un’ottima collaborazione nel musical

Tim Rice, poco più vecchio di Webber, aveva tentato la carriera come cantante e compositore, ma con scarso successo, perciò si era rivolto alla scrittura dei testi delle canzoni. I suoi interessi musicali erano più rivolti verso il genere pop piuttosto che verso il musical, cosa che creò delle perplessità iniziali, subito superate dalla ottima collaborazione tra i due. Il loro primo lavoro, The Likes Of Us, non fu mai pubblicato, sicuramente a causa sia della mancanza di conoscenze che rendevano possibile produrre uno spettacolo, sia per l’ingenuità e la scarsa qualità del lavoro che li avrebbe esposti ad un possibile fallimento.

Il Musical Joseph And The Amazing Technicolor Dreamcoat

Improvvisamente arrivò la richiesta della Colet Court School di scrivere uno spettacolo in occasione della cerimonia di fine anno, possibilmente con alto contenuto morale. Webber e Rice di comune accordo aprirono l’Antico Testamento e rimasero colpiti dalla storia di Giuseppe, amato figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli gelosi, e poi divenuto il potente confidente del faraone, grazie al dono e alla capacità di saper leggere, interpretare i sogni e prevedere il futuro.

Webber scrisse una partitura influenzato da tutti gli stili musicali e dai ritmi che fino allora aveva caratterizzato il suo backgroud musicale e Rice completò la partitura con versi divertenti e ricchi di ironia intelligente.

Il risultato fu Joseph And The Amazing Technicolor Dreamcoat che, alla prima rappresentazione, fece intuire alla critica e al pubblico l’incredibile potenzialità, il talento e l’affiatamento della coppia. Era un piccolo oratorio di 20 minuti di cui i giornali parlarono lodandone la simpatia, l’originalità compositiva e lirica.

Per trasformarlo in un musical sarebbe stato necessario aggiungere dei brani, allungarne altri, rivedere alcuni personaggi della trama e fu proprio quello che Webber e Rice fecero, proponendo il debutto della versione completa e definitiva all’Albery Theatre del West End nel 1973. In epoca successiva quindi rispetto a Jesus Christ Superstar, uno dei più grandi successi della collaborazione fra Webber e Rice.

Lo show, con una messa in scena semplice e divertente alla maniera di molti musical rock-pop degli anni ’70 ottenne un successo limitato ma significativo.

Webber riprese nel 1991 questo spettacolo e lo propose in veste molto più pomposa, con scenografie colossali e coloratissime, nuove coreografie e nuovi arrangiamenti più moderni. Vennero sfruttati attori televisivi di successo e la stessa formula vincente venne esportata in tutto il mondo. Alcuni critici bollarono lo show come kitch, sfacciatamente commerciale e superficiale, ma tutto sommato fu ritenuta una buona miscela di intrattenimento spensierato in grado di soddisfare bambini e adulti.

La score è sicuramente la più immatura e ingenua ma lascia trasparire la sua genialità ed estro compositivo, offrendo un colorato mix di rock n’roll, disco music, calypso, country, gospel, charleston e persino passaggi stile chanson francesi che ironicamente caratterizza situazioni e personaggi tutti sopra le righe.BONSIGNORI, Dizionario del Musical, p. 179

I progetti di Webber e Rice verso Jesus Christ Superstar.

Perfino il reverendo Martin Sullivan non rimase indifferente all’estro creativo dei due dimostrato con la prima semplice rappresentazione di Joseph And The Amazing Technicolor Dreamcoat e promise di ospitare il loro prossimo spettacolo a patto che l’argomento fosse relativo al Nuovo Testamento.

«Il progetto che Webber e Rice hanno in mente, è qualcosa di assolutamente nuovo, qualcosa che differisca profondamente dagli standard tradizionali di Broadway, che costringono la musica a continue interruzioni per sviluppare la parte recitata: una partitura continua, senza interruzioni, molto più simile ad un’opera che non ai musical visti fino ad allora, compresi i recitativi per passare da una scena all’altra, senza nulla togliere all’avanzamento dell’azione.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 128

Si racconta quindi che questo spettacolo inizialmente venne concepito come concept album nel 1970 con interpreti le rock star Ian Gillan, Murray Head ed Yvonne Elliman perché i due autori, ancora relativamente sconosciuti, non trovavano una produzione disposta ad investire su questo progetto. Dopo lo straordinario successo di vendite dell’album lo spettacolo, definito opera rock, fu prodotto in varie versioni in concerto sia in America che in Inghilterra.

R. Stigwood, produttore discografico e cinematografico, decise quindi di finanziare una versione teatrale per Broadway, affidando al regista Tom O’Horgan sia la regia che la creazione di una trama per poter essere presentato come musical.

L’opera infatti era interamente cantata e proprio per questo usciva dai canoni tipici di Broadway. Il debutto dello show destò scalpore, sia per i temi trattati in modo troppo offensivo da O’Horgan, reduce dall’esperienza e dall’immagine di provocatore con il musical Hair, sia per il tipo di messa in scena che alcuni hanno ritennero blasfema, sia perché il rock di Webber era una vera e propria novità per un musical di Broadway. La critica si divise, il pubblico sembrò gradire l’innovazione ma Webber e Rice non erano pienamente soddisfatti dell’impronta provocatoria data dal regista al loro lavoro.

Il successo con il musical Jesus Christ Superstar e il musical Evita

Così l’anno dopo, nel 1971, con una nuova regia ricrearono il lancio del loro lavoro per il West End. Il musical dal titolo Jesus Christ Superstar ottenne un successo ancora maggiore ed entusiasmante di quello americano, superando le 3358 repliche: un vero record di pubblico che trasformò, successivamente ad Evita verso la fine degli anni ’70, i due autori nei Re del West End. Con la versione cinematografica del 1973, interpretata da Ted Neeley, Carl Anderson51 e Yvonne Elliman, il musical divenne famoso in tutto il mondo e i revival ad oggi non si contano.

Il mitico Carl Anderson ha interpretato il Giuda cinematografico e anche il ruolo di Gesù anche nelle ultime versioni italiane dirette da Massimo Piparo, con Emy Stewart nel 2000 nel ruolo della Maddalena.

Musical Jesus Christ Superstar: trama, musica e personaggi

La trama del musical Jesus Christ Superstar è nota a tutte le età: si narra l’ultima settimana di vita di Gesù, vista però con l’ottica critica e conflittuale di Giuda, l’apostolo ribelle che arriva a tradire il Messia e poi si suicida ossessionato dal rimorso.

La potenza delle musiche e delle liriche fanno di questo musical uno show altamente emozionante. Il rock è miscelato a passaggi classici e sinfonici. Le parole, molto spesso dure, fanno riflettere ma anche intenerire, come nella ballata della Maddalena I Don’t Know How To Love Him. Altri brani diventati delle hit furono l’entusiasmante Superstar, il commovente Gethsemane, la bella Everything’s All Right, l’ironico charleston affidato a Erode King Herod’s Song e quello più intimo di Pilato Pilate’s Dream.

   

Ogni personaggio diviene molto più umano rispetto a come sono sempre stati letti nelle sacre scritture e, il fatto che si presentino con una vocalità rock e immediata, li avvicina inevitabilmente al pubblico che probabilmente non avrebbe mai pensato di assistere volentieri ad una rappresentazione con tali tematiche.

Rice regala una straordinaria umanità a tutti i personaggi, da Maddalena a Pilato, perfino Gesù non è immune ad un attimo di fragilità: i suoi testi sono una rivelazione di modernità, integrazione con le musiche. Risultano ironici, pungenti ma allo stesso tempo commoventi, diretti ed efficaci.

Webber, dal canto suo, attingendo a piene mani alle radici della sua formazione, compose una delle partiture più esplosive della sua carriera: un’opera rock.
«Sono molte le influenze musicali che vi convergono, dalla musica classica contemporanea al folk, dal pop al canto gregoriano, dalla ballata romantica al two- step in stile vaudeville, il tutto arrangiato per orchestra sinfonica, in cui spicca una chiara strumentazione rock, con chitarra elettrica, basso e batteria in primo piano.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 128

Oltre a lanciare al successo mondiale i due giovani autori, questo musical sviluppò nuove potenzialità di espressione sia nella forma che nei contenuti.

Il successo continua con il Musical Evita

Lo spunto per lo spettacolo successivo fu fornito da Rice che si diceva molto affascinato dalla figura di Eva Peròn, moglie del presidente argentino Juan Peròn. Donna dall’incredibile potenza comunicativa sulle masse, abile manovratrice di forze politiche, Eva sarebbe stata perfetta per un musical biografico. Ma Webber in quegli anni preferiva dedicarsi alla lettura di Wodehouse e desiderava mettere in scena una delle sue storie. Così i due si separarono temporaneamente, Rice cominciò ad elaborare la storia di Eva Peròn, mentre Webber nel 1975 subì quello che viene definito il suo unico flop con il musical Jeeves, che resistette in scena poco più di un mese.

Webber quindi tornò da Rice e insieme iniziarono a lavorare sulla storia dei Peròn, mantenendo l’idea di una partitura continua come per Jesus Christ Superstar, ma rendendo la stesura dei testi più teatrale e ricca di colori drammatici.
Il musical Evita uscì nel 1976 nella stessa forma di Jesus Christ Superstar, ovvero un album che in poco tempo conquistò le hit parade americane e inglesi. Il brano di punta Don’t Cry For Me Argentina fu al primo posto nelle classifiche internazionali per molto tempo. La produzione teatrale arrivò poi nel 1978, il regista Harold Prince, scelto da Webber e Rice, era impegnato in altri progetti e si decise di attendere che li terminasse.

   

«Anche questa volta Webber riesce a fondere con successo gli stili musicali più diversi, mischiando rock, tango, folklore latino e pop, arrangiamento sinfonico e moderne armonie dissonanti, e Rice completa l’opera disegnando un’affascinante figura di donna, Evita dalle mille sfaccettature: orfana, ingenua, cinica arrampicatrice sociale, mantide assetata di potere, angelo delle folle, santa e peccatrice allo stesso tempo, discutibile sotto ogni punto di vista, ma indubbiamente in possesso di un carisma fuori dal comune.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 130 160

Evita e il genere operating musical moderno

Spettacolo interamente cantato che inaugura definitivamente il genere dell’operating musical moderno, questo nuovo stile in Evita viene ampliato e reso ancora più teatrale. Evita infatti non è più una semplice opera rock: la score e la messa in scena offrono elementi innovativi che lasciano più spazio alla drammaticità, al recitar cantando, al ritmo serrato e quasi cinematografico; elementi che i musical successivi non potranno ignorare.

La Trama e canzoni del Musical Evita

La storia è appunto quella di Eva Peròn narrata da un critico di eccezione Che Guevara, e si apre con il funerale spettacolare della donna compianta dal suo popolo, quasi una parata circense. Poi in un lungo flash back assistiamo alla sua ascesa al potere, da povera ragazza di campagna che sogna il successo come cantante e attrice, alla sua relazione con un artista che la porta a Buenos Aires dove, passando di letto in letto, riesce a diventare un’attrice famosa fino al suo incontro con il colonnello Peròn che diviene suo marito.

L’uomo viene eletto governatore dell’Argentina e riscuote il sostegno del popolo soprattutto grazie al potere e al carisma della moglie. Il musical ha la capacità di mettere in luce sia caratteristiche positive che negative di una donna ambigua, dipingendo con efficacia momenti storici e personaggi ricchi di sfaccettature.

Le canzoni risultano tutte emozionanti, da Buenos Aires a Waltz For Eva And Che, fino alle riflessive Another Suitcase In Another Hall e She Is A Diamond e la già menzionata Don’t Cry For Me Argentina.

Il Musical Evita da Londra a Broadway il successo internazionale

La versione Londinese fu un successo che durò ben 2900 repliche e l’arrivo a Broadway di Evita, con 1567 repliche, inaugurò definitivamente la rinascita del musical inglese in terra americana. Nonostante molte critiche mosse al soggetto scelto e in particolare alla sua immagine politica, lo show fu uno dei più applauditi egli anni ’80 sia a Broadway che a Londra, senza contare i diversi allestimenti in tutto il mondo esclusa l’Argentina dove lo spettacolo fu bandito.

La versione cinematografica del 1998, diretta da Alan Parker con star d’eccezione del calibro di Madonna e Antonio Banderas consacrò ulteriormente questo musical. Nel film venne aggiunto un altro brano You Must Love Me scritto appositamente per Madonna dal duo Webber & Rice, riunitisi nuovamente per l’occasione nel 1996. Con Evita iniziò la stagione di Webber dominatore assoluto del teatro musical mondiale.

La storia di Webber continua con i musical Cats e Starlight Express le opere di successo scritte durante la pausa della collaborazione con Tim Rice.

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