Come comporre un Musical? Le canzoni e i numeri che lo caratterizzano

All’interno della macrostruttura del libretto e del book, esistono sempre in ogni musical alcuni numeri con la precisa funzione di determinare impatto e concentrazione nel pubblico. La classificazione che segue, come quella relativa alle tipologie di musical, non vuole certo essere né esaustiva dell’argomento, né limitante, ma desidera sottolineare la presenza ricorrente di questi numeri e comprenderne la funzione più profonda.

Overture: il numero di apertura del Musical

Uno di questi è l’ouverture, cioè il numero iniziale con cui, spesso ancora a sipario chiuso, l’orchestra inizia a suonare e a richiamare l’attenzione del pubblico in sala, gradatamente senza scossoni. L’ouverture può essere un brano a sé, ma a anche un suggestivo collage di motivi principali dello spettacolo, riarrangiati in veste strumentale. Da una parte l’ascoltatore si fa vigile, lo spettacolo è iniziato e questo brano gli permette di accedere all’ambiente e alle atmosfere che lo accompagneranno per circa due ore, dall’altro si vogliono gettare dei semi nella memoria dello spettatore che, quando sentirà le stesse musiche durante lo spettacolo, le identificherà già come conosciute.

Un esempio tipico di ouverture si trova in Jesus Christ Superstar, dove il motivo entrato nella mente di tutti si riscontra fin dalle prime battute e accompagna poi tutto lo show.

Bring on the girl

Non tutti i musical tuttavia iniziano con una ouverture. Molti aprono direttamente con una scena, come nel musical delle origini dove l’opening number era sinonimo di “bring on the girl!” e cioè entrino le ballerine, il numero di intrattenimento con lo scopo di suscitare entusiasmo immediato, motivazione e interesse nel pubblico.

Opening number

Nel musical moderno l’opening number può essere la presentazione dei personaggi principali, le loro relazioni, la situazione, lo stile e il tono dello spettacolo. Gli esempi sono notevoli, il coro potente dei carcerati in Les Misérables, la voce narrante fuori campo in Beauty And The Best, fino al soliloquio con il pubblico con aggiunta di segreteria telefonica in Rent.

Quanto più l’apertura appare genuina e originale, tanto più il pubblico verrà immediatamente conquistato.

Establishing number

Vi è poi un numero importante: l’establishing number. Esso enuncia una scena. Attraverso la musica e l’espressione corporea viene introdotta una nuova idea o situazione da cui la trama può cogliere un seguito inaspettato. Tutti gli opening number sono anche establishing, ma non viceversa.

Un esempio di questo numero è Damn it, Janet! in The Rocky Horror Show. Brand e Janet decidono di fidanzarsi e di intraprendere il viaggio che li condurrà alla casa del Dr. Scott. Il viaggio però li porterà a fermarsi al castello di Franck’n Furter con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Throw-away-song: la canzone del Musical per i cambi di scena

Ci sono poi momenti nello spettacolo, generalmente per cambi di scena complessi, in cui è necessario intrattenere il pubblico senza generare un buco tecnico, ovvero un’interruzione del ritmo con potenziale perdita di concentrazione della sala. Questo numero è preso in carico dalla throw-away-song, cioè una canzone usa e getta che non aggiunge niente di nuovo alla vicenda ma copre esigenze tecniche. Il pubblico non si accorge di questa strategia e, alle volte, queste canzoni piacciono a tal punto dal liberarsi dai vincoli della trama per sopravvivere come vere hit, vedi ad esempio dall’omonimo musical il brano Hello, Dolly!

Patter songs: recitare cantando

Alle volte poi vengono utilizzate delle patter songs, brani in cui la parte discorsiva della trama è pronunciata in maniera rapida, compatta e in un certo senso picchiettante. È una formula ideale nei musical a partitura continua per la scansione dei recitativi molto frequenti o anche per brani dal contenuto comico.

Il musical Evita è un chiaro esempio di show ricco di pattern song.

Rhythm songs

Accanto a queste canzoni vi sono poi le rhythm songs, numeri molto movimentati con una forte presenza del corpo di ballo: l’attenzione si sposta nei confronti del ritmo per stimolare l’eccitazione del pubblico.

Un esempio è la famosissima I Got Life dal capolavoro Hair (1968) di MacDermot, vera celebrazione tribale della filosofia hippie americana dell’epoca.

Chorus number

E non possono certo mancare numeri dove partecipa coralmente tutto il cast, il chorus number: alle volte per contrapporre l’idea di gruppo a quella dei solisti, altre volte per rafforzarla, o per celebrare punti importanti nello show. Sono momenti in cui il compositore può giocare sulle polifonie e sugli effetti delle voci affermando i temi cari della trama.

Production number

Il production number o company number invece è uno dei momenti più suggestivi dello spettacolo, tutto il cast entra in scena e il messaggio viene veicolato attraverso tutti i linguaggi espressivi del musical. Generalmente, come già accennato, questo numero è distribuito nei momenti salienti dello show, apertura, fine primo atto e inizio secondo, eleven -o’-clock number o gran finale.

Un esempio di company number è Masquerade in The Phantom of The Opera.

Underscoring o musica di commento

Durante tutto lo spettacolo poi è facilmente rintracciabile l’underscoring o musica di commento, che ha in un certo senso la funzione della colonna sonora cinematografica. Spesso il pubblico non se ne accorge perché l’attenzione è focalizzata su altro, ma le scene sono ricche di emotività grazie alla sua presenza. Come un tappeto sottolinea e accompagna il parlato, aggiungendo potere evocativo alla pura recitazione. L’underscoring partecipa alla musical scene, un numero in cui tutto è trasportato in musica. Le sole parole non basterebbero a rendere l’idea. In questo modo canzoni, recitativi, e sottofondo vengono fusi in un tutt’uno per rendere un’azione drammatica.

Crossover, Segue e Reprise: la continuità fra le scene del Musical

Uno degli aspetti che più preme alla produzione di un musical è, come abbiamo già notato, che non vi siano spazi vuoti tra una scena e l’altra. Nei primi musical esisteva il crossover, una specie di intrattenimento danzante che veniva organizzato davanti al sipario chiuso per ovviare ad un cambio di scena.

Il “Segue” nel musical moderno

Con il moderno musical, i cambi di scena non necessitano di chiudere il sipario ma è pur sempre necessario qualche secondo perché tutto sia in ordine per proseguire, quindi si è introdotto il segue. È una soluzione, un commento musicale che riprende il tema della scena precedente e fa scivolare il pubblico in quella successiva preparando la situazione che verrà.

Il Reprise

Questa ripresa di temi avviene anche all’interno dello spettacolo nel numero di reprise, cioè la ripresa del brano. Alle volte lo stesso brano è ripreso dall’interprete che lo aveva proposto poco prima, questo per manifestare l’intenzione di riaffermare un concetto basilare e di volerne rafforzarne il significato, ma può essere fatto proprio anche da un altro protagonista, al fine di allargare la visuale sul tema con altri punti di vista. Altre volte è ripreso solo parzialmente, una strofa, un ritornello per sfociare in un’altra musica. Il meccanismo del reprise per essere valido deve aggiungere e non ripetere e deve sempre essere più breve della prima versione. Il concetto è quello del leitmotiv, di cui abbiamo parlato nel articolo dedicato alla nascita del genere Musical. Il meccanismo della ripetizione fissa il motivo nella mente dello spettatore e, dato che i brani ripetuti sono quelli più orecchiabili, spesso sono brani che diventano hit dello spettacolo.

Ballad song: un must del Musical

Uno dei numeri sempre presenti nei musical è quello della ballad song, canzone in forma semplice e lineare, composta da liriche scorrevoli e melodia gradevole e orecchiabile, adatta a veicolare la parte più sentimentale di un personaggio e a suscitare la partecipazione emotiva del pubblico trattando quasi sempre temi d’amore.

Un esempio di ballad song è la dichiarazione d’amore di Maddalena in Jesus Christ Superstar con la sua I Don’t Know How To Love Him.

La Charm song per rassicurare il pubblico

Altro numero che si riscontra frequentemente, in musical dall’argomento leggero e a lieto fine, è la charm song, che vuole compiacere e rassicurare lo spettatore in momenti dove la tensione alta potrebbe mettere in dubbio il pilastro di positività e di speranza della narrazione.

Rodgers & Hammerstein erano dei maestri nel creare questo tipo di momenti, alcune delle loro songs, come My Favorite Things in The Sound Of Music in cui Maria insegna ai bambini del colonnello von Trapp un sistema infallibile per vincere la paura, regalano serenità e una particolare visione rilassata dove ritrovare se stessi.

La Comedy song

Del resto il musical, anche quando i soggetti si fanno impegnati e la tensione sale, non perde mai la sua vena ironica e la sua missione di leggerezza nel cuore. Lo sviluppo dell’intreccio non deve mai eccedere in pesantezza e non deve mai fossilizzarsi in punti critici. La comedy song è lo strumento adatto per riprendersi da questi momenti, intermezzo fresco e divertente, alcune volte addirittura comico, in cui i personaggi cercano di sdrammatizzare e vedere il lato farsesco della vicenda.

Alcuni esempi nei musical già citati sono Gee Officer Krupke in West Side Story, King Herod’s Song in Jesus Christ Superstar, Tango: Maureen in Rent.

Alcune sono comedy song divertenti, altre sono amaramente ironiche, ma tutte tratte da musical dall’argomento serio, attuale e impegnato. Ciò ci fa comprendere come nel musical, di qualsiasi cosa si parli, ci sia sempre e comunque anche da divertirsi.

I’m song

Molte volte la musica entra in gioco, come nel numero I’m song, per permettere ad un personaggio di presentarsi al pubblico o agli altri. Attraverso questa canzone esso ha la possibilità di raccontarsi, di definire i propri punti di vista, attraverso il canale musicale che va a dare densità di significati alle sue parole.

Per ovvi motivi troviamo questo strumento all’inizio dello spettacolo, all’ingresso di un personaggio, come nel caso di Sweet Transvestite trascinante entrata di Frank’n Furter in The Rocky Horror Show.

I want song

Quando questo personaggio viene coinvolto in situazioni o decisioni dalle quali dipenderà l’esito della storia, subentra un nuovo numero la I want song, che gli permette di esprimere i suoi obiettivi e pensieri, e crea un canale comunicativo privilegiato con il pubblico.

Un esempio suggestivo è l’addio di Evita alla scena politica e al suo popolo in Don’t Cry For Me Argentina.

Special material

Vi è poi una situazione in cui particolari numeri musicali vengono presentati e aggiunti allo spettacolo per mettere in luce e assecondare particolari abilità di uno o più interpreti e chiaramente questo special material, materiale speciale, è legato inscindibilmente alla presenza di tale interprete.

Eleven-o’-clock number

Arrivando verso la fine della struttura di un musical, come già ricordato, verso i tre quarti dello show si assiste quasi sempre ad un numero, l’eleven-o’-clock number, il cui nome si riferisce proprio al fatto che negli spettacoli serali arriva intorno alle ore 23. È la rampa di lancio verso il gran finale, un’esplosione congiunta di tutte le arti in simultanea perché la platea resti attenta fino alla conclusione.

Il finale

Il finale è invece il punto più delicato. Quante volte ci capita di andare al cinema e di uscire delusi da un film proprio a causa di un finale che non ritenevamo adeguato. La stessa cosa si verifica nel musical. Il finale deve essere in linea con tutto il resto dello show, non deve spezzare il ritmo, e soprattutto l’esito non deve banalizzare la storia. La sensazione ultima sarà quella che garantirà allo spettacolo la permanenza nelle sale, il finale deve essere per forza di cose memorabile perché sarà ciò che lo spettatore ricorderà sempre ripensandovi.

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Il Musical e le sue caratteristiche