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Vaudeville: uno spettacolo di musica, ballo e arte per intrattenere le famiglie.

Il Vaudeville in America si definisce come una forma popolare e divertente, con numeri di varia natura che includevano scene comiche, balletti, canzoni, prove di abilità e coraggio, tutti collegati tra loro e presentati come una sorta di grande spettacolo contenitore. Questa formula di varietà era già presente nel primo atto del minstrel show e anche nel burlesque delle origini, ma la novità stava nel luogo dove questo spettacolo si teneva.

La popolazione americana aveva subito una crescita esponenziale a livello di popolazione, questo dipendeva sicuramente dalle frequenti ondate di immigrazione in arrivo dall’Europa, con la conseguente creazione di forti agglomerati urbani dalle più disparate caratteristiche culturali e sociali. All’interno di questi movimenti collettivi eterogenei nasce la necessità di nuove forme di intrattenimento popolare, per un nuovo pubblico che spesso non conosceva ancora l’inglese, apparteneva ad etnie differenti e sognava di integrarsi con il territorio ospitante.

Il musical, e ancor prima il vaudeville, venne incontro a queste richieste poiché era in grado di suscitare con facilità l’interesse del pubblico per una storia che traspariva chiaramente nello spettacolo senza bisogno di troppe spiegazioni, affascinando ed emozionando.

I locali pubblici adibiti agli spettacoli, fino a quel momento, non rappresentavano un luogo sano e ben frequentato: spesso fumosi, sporchi e nelle vicinanze di qualche bordello o casa da gioco. La conseguenza era che donne e bambini ne erano tenuti alla larga.

Ma nel 1865 un artista di nome Tony Pastor, preveniente da esperienze nel circo e nel minstrel show, decise di aprire il suo primo teatro per il varietà, una music-hall, e di introdurre delle regole nuove per il suo locale: nessun bar interno, nessuna possibilità di fumare e eliminazione di contenuti scandalosi e volgari.

Pastor era stato in grado di fiutare la presenza di un pubblico interessante, quello del ceto medio, che non era ancora stato conquistato da nessuna forma di spettacolo perché mancavano proposte adeguate. Nacque così il primo intrattenimento per le famiglie al grido di “no smoking, no drinking, no vulgarity”.

Molti locali e teatri imitarono la sua idea e, ben presto, si crearono circuiti fissi dove era di casa il vaudeville, utile ai nuovi artisti per muovere i primi passi e genere rispettoso della morale e della famiglia, tant’è che nomi affermati accettarono di dividere il cartellone con anonimi domatori di cani o contorsioniste da circo.

Il cartellone è una delle novità introdotte dal vaudeville: ogni musical e spettacolo successivo non ne poté più farne a meno.


«Nei cartelloni passava ogni genere di numero: ballerini, attori, cantanti, comici, maghi, domatori di animali e acrobati vari, e l’ordine di apparizione veniva stabilito in base al genere e al livello di bravura. Considerando il livello ancora modesto di comprensione della lingue da parte del pubblico, i numeri che riscuotevano più successo erano ovviamente quelli che potevano essere gustati anche solo visivamente, e naturalmente su tutti dominavano le parti cantate e suonate.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 41

Gli impresari del tempo sembravano conoscere molto bene i gusti dei pubblico e prevedevano il loro variare nel tempo: tendevano a posizionare generi simili lontani così da non generare noia e appiattimento nello spettacolo, i numeri più deboli erano posizionati nella prima metà e inframmezzati con quelli più godibili, i numeri più divertenti ed entusiasmanti erano alla fine per lasciare lo spettatore senza fiato, un numero molto movimentato o d’effetto andava posizionato alla fine e all’inizio di un atto per creare aspettativa e recuperare l’attenzione perduta, e la loro parola chiave era “ritmo”.

Le regole del cartellone tipo furono codificate da George A. Gottlieb intorno agli anni ’20, e diventarono lo standard del genere vaudeville con consigli in pillole su sequenze e strategie che ancora oggi sorprendono per la loro modernità. Queste regole provocarono la corsa alla posizione migliore sul cartellone e gli artisti facevano a gara per ottenere la fine del primo atto e la fine dello spettacolo.

Il vaudeville ha il merito di aver stimolato la crescita del teatro musicale americano, lasciando in eredità al paese molti teatri costruiti per questo tipo di show. I suoi artisti rappresentavano perfettamente la società dove vivevano, provenivano da culture ed etnie differenti e convivevano sul palcoscenico in pace; anche alle donne si vide riconosciuto un ruolo artistico e poterono finalmente cimentarsi in ruoli comici e dignitosi, molto diversi da quelli offerti loro nei locali per soli uomini.

«Sui palcoscenici del vaudeville la canzone popolare americana si raffina e si definisce, così come si evolvono le parti più spiccatamente teatrali: alcuni numeri diventano degli standard a cui poi diversi interpreti si uniformeranno, come per esempio il numero di monologo, pezzo di ca. 10’-15’ in cui l’attore parla direttamente al pubblico, non necessariamente in termini comici, o la scena a due, una conversazione comica di due attori, anch’essa della durata approssimativa di ca. 10’-15’; o anche il vaudeville sketch, una scena di ca. 20’, di argomento vario, solitamente una farsa, in cui potevano intervenire due o più attori, utilizzata per guadagnare il favore del pubblico.» VENTURINO, Musical: istruzioni per l’uso, p. 43 54

Questi schemi furono ripresi dalla rivista e dal cabaret. Qualche produzione di vaudeville durò fino alla metà del nuovo secolo, ma già dagli anni ’20 la depressione economica e l’avvento della radio e del cinema sonoro, misero in crisi tutte le forme di intrattenimento dal vivo.

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